Quadri
olio su carta intelata cm. 70 x 100
anno 1991
Archivio n. 0195


Interpretazione critica

In questo dipinto l’artista non rappresenta un paesaggio né una figura, ma il cuore stesso del fare pittorico: i quadri accatastati nello studio, appoggiati uno all’altro, in attesa di essere svelati o forse dimenticati.

La stanza è pervasa da un silenzio sospeso, che non è vuoto ma carico di presenze invisibili: ogni tela racchiude un frammento di vita, un gesto, un pensiero che continua a vibrare anche se ora riposa nell’ombra. L’angolo del tavolo con i pennelli e la tavolozza racconta la fatica e la dedizione del lavoro quotidiano, mentre la sedia e lo sgabello vuoti evocano la pausa, l’assenza temporanea dell’artista, come se fosse appena uscito lasciando dietro di sé la sua anima disseminata nelle opere.

La luce che entra da destra e lambisce i quadri crea un gioco di risonanze tra il presente della stanza e il passato delle tele: come se ogni dipinto contenesse un mondo pronto a riemergere. L’insieme diventa metafora della memoria artistica, del dialogo incessante tra creazione e tempo, tra opera e sguardo.

Quadri non è dunque una semplice natura morta di atelier, ma un atto di consapevolezza: l’arte vista come eredità di sé, come frammento di esistenza che continua a parlare oltre il silenzio della stanza.